Un gruppo di 3 persone multietniche discuono in un coworking di un nuovo progetto

Accessibilità digitale by design e by default: generiamo una nuova cultura

L’accessibilità digitale è recentemente diventata un obbligo di legge per le aziende, le quali si stanno interrogando sulle modalità di adeguamento dei loro strumenti informatici. Si tratta di una sfida ardua e spesso si è costretti ad intervenire post hoc, ossia quando il prodotto o il servizio (ad esempio, un sito web, un app ecc.) è già stato realizzato ed è online, e  magari è stato progettato qualche anno fa con tecnologie obsolete che non supportano l’accessibilità.

Ciò spesso comporta che il risultato finale non sia realmente accessibile e fruibile da tutti. Occorre, quindi, perseguire l’accessibilità digitale by design. Per spiegare questo “cambio di paradigma”, riportiamo un esempio che tutti, anche chi non ha un profilo “tecnico” e non sviluppa, può facilmente comprendere. 

Cos’è l’accessibilità by design: l’esempio dell’ovovia sul ponte di Calatrava a Venezia

L’accessibilità by design, – ovvero perseguita proattivamente fin dall’inizio di un progetto– è un principio adottato anche in urbanistica e in architettura. Anche in questi settori le conseguenze di una progettazione che non tiene conto dei principi dell’accessibilità, spesso ha ripercussioni negative tangibili sulla qualità di vita delle persone con disabilità e, più in generale, della comunità.

Un esempio lampante? L’ovovia installata sul ponte di Calatrava a Venezia. Inaugurata nel 2013, l’opera avrebbe dovuto trasportare le persone con disabilità motoria che avessero voluto attraversare il ponte costruito sul Canal Grande, altrimenti inaccessibile a chi si sposta con una sedia a rotelle. 

L'ovovia sul ponte di Calatrava a Venezia

L’ovovia è costata alla città più di due milioni di euro ma, tra guasti e malfunzionamenti, non è mai entrata in funzione, tant’è che nel 2020 è stata rimossa.

Risultato: una grossa perdita di risorse, sia in termini di forza lavoro che di denaro pubblico, e una criticità, quella dell’inaccessibilità del ponte, a cui l’amministrazione comunale non ha saputo offrire una risposta efficace.

Tutto ciò ha un vizio di partenza: il ponte di Calatrava non è stato progettato per essere fruibile da tutti. La caratteristica dell’accessibilità, cioè, non è stata presa in considerazione nelle fasi di ideazione e progettazione dell’opera. A questa necessità si è cercato di dare risposta solo quando la struttura era ormai già stata realizzata, per adempiere agli obblighi di legge vigenti in materia e ciò ha comportato un aumento dei costi dell’opera, oltre a non aver prodotto risultati soddisfacenti.

Cambiare paradigma: perseguire l’accessibilità, non inseguirla

Anche nel mercato digitale spesso si verifica lo stesso fenomeno: i siti web e gli strumenti informatici non vengono immaginati, e quindi ideati, in chiave accessibile ma l’accessibilità viene giustapposta in una fase successiva, con risultati decisamente scarsi e un aumento dei  costi. Questo è anche dovuto al fatto che gli obblighi di legge in materia sono stati introdotti per le aziende solo di recente, motivo per cui oggi l’accessibilità in molti casi sembra venga rincorsa per soddisfare l’esigenza di adempiere ai doveri imposti dalla normativa, e non accompagna il prodotto fin dalla nascita. 

I servizi digitali dovrebbero essere ideati includendo i requisiti di accessibilità già dalle basi della progettazione, come indicato dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid).

Il principio di accessibilità by design non può essere disgiunto da quello di accessibilità by default: ogni tipo di documentazione e risorsa a supporto – ad esempio linee guida, schemi framework (struttura da utilizzare come base per facilitare lo sviluppo di un software) e mockup (modello di sito web) a framework di sviluppo (applicazione o insieme di moduli che consentono lo sviluppo, tramite librerie o funzionalità già create), template dovrebbe contenere i requisiti di accessibilità necessari affinché le basi strutturali delle istanze applicative siano ideate in modo da essere fruibili da tutti.

Di fatto, però, oggi tutto ciò sembra essere un traguardo ancora molto lontano. 

Se rendere accessibile un sito internet o uno strumento informatico ad ora viene ritenuto un surplus di cui si può fare a meno, è soprattutto per mancanza di cultura.  

Un sito web o un servizio informatico realmente accessibile migliora la qualità del prodotto e lo rende più appetibile

Progettare e realizzare un sito web o a un servizio informatico accessibile significa immettere sul mercato un prodotto di qualità migliore e più completo, perché fruibile da un maggior numero di consumatori. 

Ecco perché è quantomai necessario cambiare approccio nei confronti del mercato digitale, sposando i principi dell’accessibilità by design e by default e traducendoli in prassi operative, soprattutto nello sviluppo di nuovi progetti.

Cosa serve fare concretamente per lavorare secondo i principi dell’accessibilità by design e by default

L’accessibilità by design e by default vanno perseguite sia a livello macro – cioè nella progettazione e ideazione di nuove piattaforme, app, siti, ecc. – sia a livello micro, ovvero nella programmazione e realizzazione di nuove componenti delle interfacce web o di nuove funzioni. 

Questo implica:

  • Un ripensamento della catena di approvvigionamento dei servizi digitali.Spesso le aziende comprano servizi digitali, come piattaforme intere o moduli, da fornitori esterni. Prima di effettuare l’acquisto bisognerebbe accertarsi che il prodotto che si sta per comprare sia accessibile e, in caso contrario, cambiare fornitore. 
  • Una riorganizzazione dei flussi di lavoro interno, coinvolgendo le attività di diverse figure professionali: designers (progettisti), developers (sviluppatori), UX experts (esperti di usabilità) – gli “utilizzatori esperti”, cioè chi valuta l’ “esperienza utente” -,UI experts (esperti di interfacce)  e content managers (chi produce i contenuti di un sito). Tutti questi ruoli devono essere opportunamente sensibilizzati e formati affinché possano inserire i requisiti tecnici minimi di accessibilità nel loro lavoro. Chi si occupa di progettazione grafica o chi sviluppa un sito web, ad esempio, deve considerare determinati requisiti e standard tecnici per garantire che il prodotto sia utilizzabile da tutti; chi si dedica invece all’ “esperienza utente” deve considerare anche l’ “esperienza utente” delle persone con disabilità, e così via.

Come Yeah può aiutare la tua azienda a operare in termini di accessibilità by design e by default


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