La storia del Braille

In Italia, il 21 febbraio di ogni anno, si celebra la Giornata nazionale del Braille, ricorrenza istituita con la legge n. 126 del 3 agosto 2007 in concomitanza con la Giornata mondiale della difesa dell'identità linguistica promossa dall'Unesco. Sono circa 20.000, infatti, le persone che nel nostro Paese si avvalgono del sistema di lettura e scrittura in rilievo che porta il nome del suo ideatore - Louis Braille - e che consente ai ciechi e agli ipovedenti di studiare, lavorare, partecipare e meglio integrarsi nel contesto sociale, economico, culturale e politico in cui vivono. La finalità della ricorrenza è proprio quella di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle difficoltà di accesso alla cultura delle persone con minorazioni visive, e stimolare l’avvio di iniziative atte a promuovere ogni mezzo per garantire loro il diritto allo studio nei modi più autonomi possibili. Il concetto di autonomia coincide infatti con quello di dignità, così come l’idea di accessibilità attiene strettamente a quella di libertà di un individuo.

Louis Braille: l’inventore. 

Storicamente, le prime notizie riguardanti i tentativi di trovare dei sistemi per consentire anche ai ciechi di leggere e scrivere risalgono alla metà del XVI secolo. Da allora, si annoverano nel tempo diversi metodi ideati per compensare mediante l’utilizzo di alfabeti tattili l’impossibilità di usare gli occhi. Ricordiamo, in particolare, il tipografo Pierre-Moreau (1640) e Valentin Haüy (1780). Ma fu il francese Louis Braille (Coupvray, 4 gennaio 1809 – Parigi, 6 gennaio 1852) a mettere a punto una tecnica tanto efficace e rivoluzionaria da essere adottata e diffusa in tutto il mondo fino ai giorni nostri. Rimasto cieco in seguito alle complicanze di un infortunio avvenuto all’età di tre anni nel laboratorio del padre, il piccolo Louis Braille, grazie alla sua spiccata intelligenza, a dieci anni riuscì a vincere una borsa di studio che gli aprì le porte di un importante istituto specializzato per ciechi, a Parigi. In questa scuola il trattamento riservato agli alunni non era, tuttavia, dei migliori, e veniva insegnato loro soltanto un metodo per poter leggere, restando ancora preclusa la possibilità di scrivere. A distanza di qualche anno dal suo inserimento nella scuola, la visita all’istituto di un ufficiale dell’esercito napoleonico, Charles Barbier de la Serre. Charles Barbier de la Serre, segnò positivamente il futuro delle persone cieche di tutto il mondo: il militare illustrò, infatti, un metodo usato dall’esercito per scrivere messaggi durante la notte, in assenza di luce. Il sistema usato dai militari contemplava l’utilizzo di dodici punti per la trasmissione dei dispacci notturni, ma la lettura tattile risultava ancora troppo lenta e laboriosa. Louis Braille rimase comunque affascinato dal metodo e ne divenne un allievo appassionato. Dopo vari studi e tentativi, nel 1821 il giovane intuì che, per rendere il metodo davvero efficace, si sarebbe dovuto creare un vero e proprio alfabeto (che, pur perfezionato in seguito da altri studiosi, manterrà il nome di “Alfabeto Braille”): associando ad ogni lettera dei punti precisi, consentì di velocizzare non soltanto il sistema di lettura, ma anche di scrittura da parte delle persone cieche e ipovedenti. Il polpastrello dell’indice sarebbe stato ancora una volta il sostituto degli occhi, ma avrebbe potuto tradurre, toccandoli sulla carta, sei puntini disposti in un modo universalmente riconosciuto e corrispondente a una specifica lettera, numero, nota musicale, simbolo chimico o matematico. L’accesso al Sapere era finalmente garantito a tutti. Nel 1827 Loius Braille divenne insegnante presso l’istituto e, nel 1929, rese pubblico il geniale sistema da lui formulato. In tempi diversi, il Braille sarebbe diventato un vero e proprio mezzo di lettura e scrittura internazionale.

Il metodo e le nuove frontiere del Braille. 

Il metodo Braille è un sistema di scrittura basato su sei punti in rilievo disposti in due colonne e tre righe all’interno di una cella. Ogni carattere (lettera, simbolo matematico, chimico, musicale, … ) viene espresso da un massimo di sei punti impressi con un punteruolo su fogli di carta pesante poggiati su una tavoletta entro caselle di 3 × 2 millimetri. Il foglio è bloccato da un righello che viene fatto scorrere sulla tavoletta e ne determina le righe. La disponibilità dei segni è numericamente limitata a 64 simboli (ovvero 26). Per questo motivo la scrittura e trascrizione in Braille non devono essere visti come una semplice “traduzione”, quanto come un vero e proprio lavoro di “attribuzione di significato” ad ogni singolo carattere contestualmente all’argomento trattato. È in questo modo che il Braille si offre per rappresentare ogni sapere, non solo letterario, ma anche scientifico (matematica, chimica, … ). Con il metodo Braille applicato manualmente mediante punteruolo, la scrittura risulta necessariamente speculare alla lettura: si scrive infatti da destra verso sinistra per consentire, poi, la lettura da sinistra a destra del foglio girato. Con il progredire della tecnologia è stata, tuttavia, ideata una macchina da scrivere speciale ("Dattilobraille") formata da sei tasti principali, ognuno dei quali imprime un punto sulla carta. Utilizzando la dattilobraille, la persona non vedente ha quindi il grande vantaggio di poter sentire (leggere) immediatamente ciò che scrive. Gli studiosi del Braille, inoltre, si sono serviti in tempi più recenti dell’informatica per sviluppare i "display tattili braille" che riproducono caratteri in caselline di otto punti anziché sei (il codice ASCII ha 256 simboli, ovvero 28). Collegati allo schermo di un computer, questi display consentono al non vedente di leggerne i contenuti. Ancora molte ricerche devono essere compiute per ottimizzare l’applicazione del Braille alle tante opportunità offerte dalla tecnologia informatica. Una sfida importante è data dall’auspicata possibilità di “traduzione”, per i ciechi e gli ipovedenti, di quei contenuti puramente visivi (immagini) che sembrano trovare sempre più spazio nella comunicazione virtuale. In questi nuovi studi, il recente sistema basato sulla sintesi vocale affianca e non sostituisce il più tradizionale sistema Braille.

Organismi per la promozione del Braille: AIB e CIB 

A tutela e promozione di questo sistema di lettura e scrittura per non vedenti, è stata costituita l’Autorità Italiana del Braille (AIB) con lo scopo, come da statuto, “di elaborare un codice unificato per i singoli ambiti disciplinari e di risolvere le incertezze e le problematiche che nel tempo dovessero venirsi a creare, soprattutto in relazione ad ambiti conoscitivi nuovi o non ancora interessati dallo sviluppo del codice”. Il Codice Braille, infatti, al pari di ogni altra lingua, è un sistema di comunicazione vivo e aperto che deve essere aggiornato e costantemente adattato per permettere l’integrazione dei non vedenti in una società che muta sempre più rapidamente. Meritevole di nota è anche il Club Italiano del Braille (CIB): fondato nel 2003, si adopera parimenti per promuovere e diffondere questo importante sistema di scrittura e di lettura per ciechi e ipovedenti.

 

FONTI

www.bibciechi.it 

www.clubitalianobraille.it 
www.dfpp.univr.it/documenti/Avviso/all/all519537.pdf 

www.istciechimilano.it

www.uiciechi.it/ 

 


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