Quanto vedono gli anziani ospitati nelle case di riposo?

L’ingresso di un anziano in una residenza dedicata è accompagnato da una più o meno dettagliata valutazione dell’autosufficienza. Le schede di valutazione dell’autonomia dell’anziano convenzionalmente adottate non assegnano alla degenerazione della vista il peso necessario, o addirittura non la prendono in considerazione per determinare il punteggio finale.

Come vede l’anziano? E’ affetto da patologie specifiche? Qual è l’impatto della riduzione della vista sull’autonomia della persona?   Quanto incide la perdita della vista sulla sua capacità di deambulare? quanto sulla sua capacità di alimentarsi autonomamente e portare a termine semplici tasks quotidiani? Queste le domande che in sede di valutazione è necessario porsi. E ancora: che margini di recupero ci sono? Quali interventi riabilitativi è possibile mettere in atto?

Chi si occupa di riabilitazione all’interno delle strutture per anziani, dovrebbe adottare delle griglie di valutazione che considerino anche la funzione visiva e l’impatto che l’eventuale perdita della vista ha sulla quotidianità dell’anziano. Se nelle schede di valutazione adottate non sono presenti indicatori specifici sulla vista, è opportuno costruirne di nuovi. Questo perché la perdita della vista è uno dei fattori maggiormente impattanti l’autonomia personale.

E’ indispensabile monitorare:

  • lo stato di salute dell’apparato visivo
  • le strategie per la vita indipendente messe in campo dall’anziano che ha perso/sta perdendo la vista
  • la capacità dell’anziano di sviluppare tali strategie alternative.

E’ possibile affiancare alla scheda di valutazione un colloquio conoscitivo. Il colloquio è importante perché spesso si tratta della prima presa di consapevolezza da parte dell’anziano dei propri bisogni. Si possono esplorare vari punti chiave, quali l’autonomia nella cura personale, l’orientamento e la mobilità, l’abitudine all’uso di ausili ma anche la capacità di lettura e scrittura in Braille.

In base al risultato del colloquio si può abbozzare un programma di assistenza personalizzato. In primo luogo, delineando un percorso di riabilitazione che mira a limitare l’impatto della perdita della vista sull’autonomia personale; in secondo luogo, facendo attenzione ai bisogni concreti si può facilitare l’uso del residuo visivo, ad esempio creando una particolare illuminazione nella stanza o apparecchiando la tavola con colori contrastanti. In terzo luogo, affrontando le necessità sociali e relazionali legate alla disabilità visiva si facilita l’integrazione dell’anziano in residenza e lo si aiuta a mantenere la maggiore autonomia possibile.

Bisogna inoltre tenere presente che anche i bisogni dell’anziano disabile visivo mutano nel tempo, vuoi grazie a progressi nell’autosufficienza o a causa di problemi sopraggiunti. Per questo motivo il monitoraggio della funzione visiva e del grado di autonomia connesso alla limitazione visiva deve essere costante nel tempo e l’assistenza adattata alla situazione corrente.

Fonti:

Atti del XIV Convegno Occhio della Mente - Genova 2009:

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_152_allegato.pdf

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