L'Ascolto Attivo: 5 regole pensate per chi non vede

 

Cosa diciamo quando stiamo in silenzio ad ascoltare?

Apparentemente, nulla. Eppure, nell’ambito degli studi sulla comunicazione interpersonale, si parla di ascolto attivo.

Nel nostro immaginario, una conversazione (educata) fra due persone vede sempre la presenza contemporanea di una persona attiva, vale a dire chi sta parlando in quel preciso istante, e di una passiva, chi ascolta.

In realtà, chi ascolta non ricopre propriamente un ruolo passivo.L’ascolto è a sua volta una forma di azione.

Rovesciamo la prospettiva e mettiamoci nei panni di chi parla: quando parliamo, naturalmente siamo portati a cercare un feedback positivo, un segno di partecipazione e di supporto da parte di chi ci ascolta. Un’assenza di feedback sarebbe percepita in modo negativo, il silenzio peserebbe come un macigno.


Nel 1986, Chevalier e Gheerbrant distinsero fra “silenzio”, inteso come atto di ascolto e di elaborazione di una risposta, e mutismo. Ogni atto di ascolto prevede il silenzio, ma non si può ridurre a questo.

Ora, per una comunicazione efficace bisogna sforzarsi di curare l'atto dell'ascolto, riconoscendone l'importanza per chi vuole coltivare le relazioni interpersonali. E’ importante per tutti imparare a trasmettere al proprio interlocutore  un senso di apertura, di vicinanza, di disponibilità comunicativa.

Se ora proviamo ad immaginare una conversazione fra un cieco o ipovedente grave, e una persona vedente, capiamo che entra in gioco una variabile. Entrambi devono fare uno sforzo doppio per trasmettere all'altro questa disponibilità comunicativa. Il vedente deve cercare di verbalizzare il più possibile (spesso chi non vede ha la sensazione di parlare ad un muro). Non basterà annuire, o sorridere! Il cieco, invece, dovrà cercare di lavorare sul proprio linguaggio non verbale.

L'ascolto attivo, nel caso della comunicazione cieco-vedente, assume un'importanza ancora maggiore, perché lo sforzo richiesto consente di evitare incomprensioni.

Quali sono le regole dell’ascolto attivo valide per tutti, e come si può fare per evitare i possibili cortocircuiti comunicativi causati dalla mancanza della vista?

1)      Sospendere il giudizio e cercare di non catalogare quanto viene detto dal nostro interlocutore in base ai nostri stereotipi. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni.

2)      Ascoltare e cercare di capire sia il senso del discorso, che le informazioni che suggeriscono lo stato d’animo di chi ci parla, racchiuse nel tono della voce, nella circostanza scelta per affrontare il discorso, nelle forme in cui l’interlocutore cerca il contatto con noi (toccandoci un braccio, per esempio).

3)      Dimostrare empatia e cercare di trasmettere all’interlocutore un senso di vicinanza, ovviamente a patto che ciò sia consentito dall’argomento in questione. In questa fase è importante evitare di mostrare chiusura attraverso segnali non verbali, come avviene se restiamo, per esempio, con le braccia conserte.

4)      Interagire con domande per verificare di aver capito quanto ci è stato detto, senza paura di chiedere chiarimenti su eventuali sfumature che, magari anche per colpa della nostra difficoltà a cogliere le espressioni del viso, ci sono sfuggite.

5)      Scegliere il luogo adatto. Difficile immaginare una conversazione empatica a bordo di una strada trafficata. Per una conversazione fra un cieco e un ipovedente, è ancora più importante scegliere un luogo tranquillo, possibilmente intimo, in cui sia possibile rilassarsi e sentirsi entrambi a proprio agio.

Fonti:

URPdegli URP, iniziativa del  Dipartimento della Funzione Pubblica. Link per l'approfondimento http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=805

Dr. Angelo Pennella, Tecniche per la gestione della comunicazione Interpersonale, corso organizzato da FIADEL-CISAL, link: http://www.slideshare.net/alfcom/tecniche-per-la-gestione-della-comunicazione-interpersonale

Sclavi Marianella, Arte di Ascoltare e Mondi Possibili, Le Vespe, Milano, 2000

 

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