Ipovisione, cecità e fotografia

 

La fotografia non è solo per i vedenti! Fotografare è soprattutto giocare con la luce per comunicare una sensazione, una prospettiva o un momento particolare. Ne sanno qualcosa due artisti ben affermati: l’americano Pete Eckert, non vedente, e il tedesco Jan Bölsche, ipovedente.

Pete Eckert (http://www.peteeckert.com/index.php) ha cominciato a perdere la vista durante gli anni dell’università a causa della retinite pigmentosa. Scultore e aspirante architetto, dopo anni difficili dovuti alla sua malattia ha trovato nella fotografia un nuovo mezzo di espressione artistica. Eckert compone i suoi scatti usando suono, tatto e memoria, che gli permettono di vedere perfettamente ogni foto prima di realizzarla. La macchina fotografica per Eckert è un ponte tra il mondo dei ciechi e quello dei vedenti, ai quali offre l’opportunità di conoscere la cecità attraverso le immagini.

Jan Bölsche (http://blind-photographer.com) ha sofferto di degenerazione maculare fin dall’adolescenza. Siccome una macchia al centro del suo campo visivo copre gli oggetti che cerca di mettere a fuoco, la sua visione si concentra sull’insieme piuttosto che sui particolari. Questa visione di insieme definisce la sua fotografia ma non ne limita l’espressività. Tuttalpiù, afferma, osservando a posteriori i particolari dei suoi scatti, spesso si stupisce di cosa il suo obiettivo abbia catturato.

In Italia fotografia ed ipovisione si sono recentemente incontrate nel progetto “Lasciami guardare”, in cui un gruppo di persone ipovedenti ha fotografato Roma secondo una prospettiva inedita, regalando un’interpretazione nuova della capitale. Le fotografie di “Lasciami guardare” sono state esposte dal 6 al 13 giugno 2014 a Roma, ma una selezione si trova sul sito di Repubblica.

Referenze

Sito di Pete Eckert (USA)

Sito di Jan Bölsche (D)

Pagina di Officina Immagini e Psicoanalisi

Galleria fotografica di “Lasciami guardare”

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