Fabio Lotti si racconta a "Il Giornale di Vicenza"

Abbiamo trascritto l'intervista del nostro formatore Fabio Lotti a "Il Giornale di Vicenza". L'articolo online è disponibile solo in parte al link http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/2644_arcugnano/791221_migliora_la_vita_a_chi_non_vede_come_lui/ 

Buona lettura!

 

Migliora la vita a chi non vede. Come lui!

“C’è un problema? Dobbiamo darci da fare per risolverlo noi, che sappiamo cosa significa doverlo affrontare tutti i giorni”. È con questo spirito che Fabio Lotti di Arcugnano, 27 anni a Dicembre, non vedente, ha dato il via al “Progetto Yeah”, un centro di formazione e consulenza specializzato sulla disabilità e sull’accessibilità dei servizi alla persona, che si rivolge in particolare alle necessità di ciechi e ipovedenti.
I corsi, la cui sede operativa è a Verona ma vengono organizzati a domicilio in Veneto e Lombardia, sono partiti a Gennaio. L’idea e il progetto però, condivisi con l’amico ipovedente Marco Andreoli conosciuto a Verona durante gli studi universitari, hanno avuto bisogno di tempo per prendere forma.
L’offerta formativa si rivolge sia alle persone cieche che mirano ad avere maggiore autonomia , ma anche, ed è forse questa la vera innovazione, agli operatori pubblici e privati che operano nel mondo della disabilità, nonché alle categorie che offrono servizi come alberghi, ristoranti, scuole, e che potrebbero aumentare la propria clientela o utenza se adottassero una serie di accorgimenti per migliorare il servizio stesso per le persone con difficoltà visiva.
“Quando in pizzeria ordini da bere e mentre chiacchieri ti piazzano davanti il bicchiere, se sei una persona vedente non c’è problema, ma se non ci vedi rischi di colpirlo e rovesciarlo - è l’esempio che fa Fabio Lotti - Ma chi deve insegnare al cameriere come interagire con un cieco? Io, proprio per il fatto che non ci vedo”.
Il giovane di Arcugnano ha fatto di questo principio una sorta di filosofia di vita. Ed è lui che sviluppa, organizza e tiene i corsi. Un modo per affrontare e soprattutto aiutare chi soffre per la stessa forma di disabilità.
“E’ il mio credo – spiega - tocca a noi cambiare le cose. Così come dovrebbero fare i gay o i neri. Vale per tutte le minoranze. E anche noi, disabili visivi, lo siamo”.
Trovare la forza non solo di affrontare la propria cecità ma anche di mettersi a servizio degli altri, non è stato comunque facile. Dalla nascita a Fabio è stata diagnosticata una malattia rara, che avrebbe comportato problemi alla vista, all’udito e di mal calcificazione delle ossa con il rischio di nanismo. “dai 9 ai 12 anni ho perso l’occhio sinistro a causa della caduta della retina due volte – racconta - ho subito 8-9 interventi. A 14 anni è iniziata l’epopea dell’occhio destro. Partita con una grave infezione, l’uveite, e proseguita con problemi alla cornea e alla retina. L’ultimo intervento a Negrar del 2012. Niente da fare. Distinguo vagamente il chiaro dal buio, ma non vedo praticamente nulla. Per quanto riguarda l’udito non percepisco alcune alte frequenze, però tutto sommato ci sento. E il nanismo per fortuna non si è sviluppato, sono alto 1.78”.
così dopo essere stato sotto l’ala dell’associazione Baschirotto e la protezione della famiglia, a vent’anni Fabio Lotti ha deciso di prendere in mano la propria vita. E dopo il diploma di ragioneria all’istituto Fusinieri di Vicenza, ha lasciato Arcugnano per trasferirsi a Verona, nonostante le preoccupazioni di casa e soprattutto di mamma Roberta, che fino a quel momento si era presa cura di lui in tutto e per tutto. “a Verona però mi si è aperto un mondo” dice Fabio, che si è laureato in economia e commercio nel 2010 e dopo due anni di specialistica in economia e legislazione di impresa, ora sta seguendo un master universitario per educatore esperto in disabilità sensoriali e multifunzionali. Nel 2011 ha sposato Alice. E oggi si dedica a migliorare l’esistenza a chi vive la sua stessa disabilità

 

Di Luisa Nicoli

Il Giornale di Vicenza, pagina 40, 12 Luglio 2014.

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